Domenica 12 luglio la polizia ha pestato un amico.
Non è stato il primo e non sarà l'ultimo. Non siamo qui per chiedere "verità e giustizia" per il nostro compagno. Siamo consapevoli che la democrazia si poggia sulla repressione, e che è lo Stato a detenere il monopolio della violenza. Solo il caso ha permesso che questa vicenda diventasse di pubblico dominio, mediante un video diffuso online.
Ma quante di queste storie ci sono sconosciute? Proviamo a immaginare cosa può succedere quando gli aguzzini e le persone loro prigioniere sono nascosti alla nostra vista, dietro le mura di una galera o di un CPR, o negli uffici di una questura. Un assaggio di ciò che quotidianamente succede in questi luoghi lo vediamo anche nelle strade e nelle piazze delle nostre città: non dimentichiamo le manganellate sui ragazzi che in piazza dei Cavalieri nel febbraio 2024 manifestavano in solidarietà alla popolazione palestinese.
È innegabile che l’attuale maggioranza in parlamento stia alimentando il senso di impunità delle divise, ma sappiamo anche che con un qualsiasi altro governo cambierebbe ben poco, d’altronde le uniche risposte possibili dello Stato alla crisi economico-sociale attualmente in corso non possono che essere la violenza e l’aumento della repressione.
Da inizio anno siamo a circa 120 morti in carcere, di cui gli ultimi due questa settimana a Lucca, senza dimenticare la morte sospetta di un ragazzo nel carcere di Prato proprio il giorno prima di dover testimoniare le violenze subite durante l’arresto. Sempre a inizio luglio la violenza poliziesca, spalleggiata dalla magistratura e a difesa dei profitti dei padroni, si è vista con lo sgombero dei picchetti degli operai davanti all’Acca Spa di Seano.
In un clima che criminalizza e marginalizza la diversità e il dissenso, l’uso della forza verso le eccedenze umane viene legittimato come strumento di controllo della crisi sociale che viene presentata come questione di ordine pubblico. In questo solco si inseriscono gli ultimi decreti sicurezza, compreso quello in corso di approvazione al parlamento, che andrà ad estendere il fermo preventivo ai minori; strumento già testato per la prima volta il 29 marzo su quegli anarchici che volevano portare un fiore sul luogo dove sono caduti due loro compagni.
L’aria che tira è di arroganza. A difenderci è la solidarietà tra gli oppressi, se tutti tacciono non ci sarà mai nessun cambiamento e la situazione non può che peggiorare.
ALLA VIOLENZA DELLO STATO DEMOCRATICO RISPONDIAMO CON LA SOLIDARIETÀ
PRESIDIO A PISA IN PIAZZA DELLA STAZIONE, SABATO 18/07 ORE 18:00
Anarchici e anarchiche