//CORTEO STUDENTESCO//
Sat, 12 October (09:00-11:00)
Piazza san Marco - Piazza san Marco
📢CORTEO STUDENTESCO 12 OTTOBRE 2019📢

 
Riappropriasi della scuola.

Le solite frasi retoriche svuotate di senso, ripetute e tirate fino allo sfinimento. Cambiamo argomento, cambiamo parole. Parliamo di ciò che prende la gente, cerchiamo di essere un po' più "populisti", dai.

C'è chi la pensa così. 

E chi no. 

Possiamo scegliere di capire perché certe frasi sono state scelte da chi ha lottato per una scuola migliore in passato, aggiornarle e restituire loro il significato perduto. Far sì che gli studenti le sentano proprie, che da questi slogan prendano fuoco e decidano di fare un corteo, un'occupazione.

Tutto ciò è un'utopia? 

Per noi no. Pensiamo che sia difficile ma che basti una presa di coscienza. E questo è l'obiettivo di questa giornata di sciopero studentesco: aprire gli occhi, e farli aprire.

Perché scendiamo in piazza per parlare di riappropiazione degli spazi? Cosa intendiamo?

La scuola e le piazze sono i nostri spazi. Spazi pubblici, liberi, accessibili ed efficienti per tutti coloro che ne hanno bisogno. Questi presupposti dovrebbero essere garantiti dallo Stato, ma negli ultimi anni tutti gli enti pubblici hanno subito un sostanziale cambiamento. La privatizzazzione, la mancanza di fondi (o la mala gestione degli stessi) e l'aziendalizzazione sono i principali motivi per i quali i nostri spazi ci vengono tolti. Non all'apparenza (o meno frequentemente) ma nella loro sostanza, nel loro significato, nel loro scopo per la collettività.
Ecco perché parliamo di riappropriazione come di ridefinizione di tutti quei luoghi che nascono con uno scopo sociale; noi vogliamo fare nuovamente nostri gli spazi e allo stesso tempo quei diritti sociale che ci sono stati tolti.
Non è scontato percepire nella quotidianità il mutamento radicale che sta avvenendo nelle nostre scuole perché, invece di concentrarci su cosa dovrebbe essere la scuola, siamo spinti ad entrare unicamente in un'ottica lavorativa: diventare abili concorrenti sul mercato del lavoro, rispondere alla richiesta del mercato, essere smart, e, dato che il lavoro ormai è un privilegio per pochi, cedere a ogni tipo di sfruttamento: precarietà, salari infimi, ore eccessive di lavoro, lavoretti a nero qua e là.
Con questa mentalità la scuola ci veicola a diventare gli schiavetti di un sistema ingiusto, senza lasciarci alcuno spazio di critica, ma lasciandoci invece la desolante consapevolezza di non poter cambiare nulla: signori e signore, annunzio importante, questo sistema NON è IMMUTABILE! Infatti, se dobbiamo dirla tutta, è in una profonda crisi, e dalle ceneri risorgeremo.

Quello che ha iniziato Renzi con la Buona scuola è perpetuato dall'ormai ex ministro dell'istruzione Bussetti e consiste nello svalutamento dell'educazione (formazione di un individuo critico) per trasformarla in professionalizzazione. 

I due punti cardine della scuola, gli studenti e i professori, vengono colpiti duramente: i prof con la precarizzazione del loro mestiere, gli studenti con la scuola lavoro, e, più recentemente, con la rimozione dall'esame di stato (che influenza il programma scolastico) di uno spazio di riflessione personale, la tesina, e del tema di storia.
Tra studenti frustrati e professori precari, chi la vince? Il dirigente scolastico. Con la Buona Scuola infatti, si trova più in alto di tutti, come un capo di azienda, è lui a scegliere i professori a suo piacimento (può infatti modificare i criteri di assunzione ed elargire bonus). Una piramide gerarchica... Aspetta, ma non stavamo parlando di scuola? Ma sì, quella pubblica, laica, aperta e solidale. Quella lì.

Sì, quella lì... non questa qui.

Prendiamo più in particolare la scuola lavoro. Ha tolto tempo agli studenti, tempo libero, materiale, aumentando lo stress già prodotto dalla pressione dei voti e delle interrogazioni. Ma non solo, tempo da dedicare ai propri interessi e chissà se non al creare momenti di socialità, parlare insieme, fare fronte critico.

Ci tolgono il tempo.

Quando è stata l'ultima assemblea d'Istituto? Alcuni studenti possono fare questa domanda, molti altri non sanno nemmeno che cosa sia. Eppure è importante: si tratta dell'unico momento di confronto che ci viene concesso dalla scuola.
La scuola è chiusa il pomeriggio. Le aule autogestite degli studenti ormai sono più uniche che rare. Alle brutte stiamo fuori... Ma anche la città ormai è una vetrina per turisti, non si può mangiare per strada, non ci sono panchine, in generale non ci sono luoghi sociali.

Ci tolgono gli spazi.

Cazzo e ora? Ma com'è che nessuno dice nulla e sembra la normalità? 
Sono bravi a tenerci muti nascondendo la realtà. Ci dicono che la scuola lavoro ci insegna a relazionarsi con un datore di lavoro (obbedire) e a sopportare gli orari lavorativi (essere sfruttati), e intanto noi lavoriamo gratis, che culo: impariamo anche cosa vuol dire essere così disperati da accettare tutto. Questo per essere funzionali al loro sistema fatto di sfruttatori e sfruttati. Ma questo non lo insegnano a scuola.

Ci indottrinano.

Ma non basta, perché quando riusciamo ad alzare la testa dal sentiero dorato che hanno predisposto per noi, ci colpiscono con le loro leggi. E con l'idea diffusa che legge è uguale a ciò che è giusto. Così le zone rosse di Nardella, così il Decreto Sicurezza e Sicurezza bis, che oltre a colpire disumanamente gli immigrati, prevede sanzioni e pene pesantissime per chiunque voglia opporsi con dimostrazioni e azioni politiche.

Ci colpiscono legalmente.

E quindi ecco tutto. Noi questo non lo accettiamo, e reagiamo. E, poiché non deleghiamo la nostra rabbia e non abbiamo intenzione di chiedere compromessi a istituzioni che ci ignorano, lo facciamo dal basso. Dagli studenti. Con l'azione militante nelle scuole, per le strade. Ci riappropriamo di quelli che dovrebbero essere i luoghi che riflettono noi, che li viviamo, e facciamo in modo che i muri portino le nostre parole, i corridoi la nostra politica, i cortili le nostre feste, le aule la nostra voce.

RISCRIVIAMOCI IL FUTURO

INFRANGIAMO LA LORO CITTÀ VETRINA

REINVENTIAMO LA NOSTRA SCUOLA